lunedì 27 febbraio 2006

Per una bella Settimana


CONSIGLIO SPASSIONATO
Non date retta al re,
non datte retta a me.
chi vi inganna
si fa sempre più alto di una spanna,
mette sempre un berretto,
incede eretto
con tante medaglie sul petto.
non datte retta al saggio
al maestro del villaggio
al maestro della città
a chi vi dice che sà.
Sbagliate soltanto da voi
come i cavalli, come i buoi,
come gli uccelli, i pesci i serpenti
che non hanno monumenti
e non sanno mai la storia,
chi vive è senza gloria.
Alfonso Gatto


CON QUESTO CONSIGLIO CHE MI DEBBO STUDIARE PER BENE ANCHE IO,VI AUGURO UNA FELICISSIMA NUOVA SETTIMANA CON TANTO AFFETTO LIA

giovedì 23 febbraio 2006

Carnevale in Sardegna Fine



Carissimi Amici con questo post  vi regalo le ultime curiosità sulle trazioni di quest'isola che vive il carnevale in una maniera diversa e le maschere del carnevale sono la singolare testimonianza di riti e tradizioni di una cultura che il tempo non ha scalfito. A carnevale la storia di tutti i giorni diventa mito, evento straordinario, rito che si perpetua, appuntamento a cui non si può mancare perchè ci racconta la storia delle comunità sarde e sa farci, a volte, attori inaspettati di una magica e festosa teatralità. Andiamo dunque, lungo le vie del karrasegare, a vedere la Sardegna, più bella che mai vestita a festa dove  le  maschere  non sono solo persone con il volto coperto ma.... tutta una tradizione che si tramanda da secoli.



           



CARNEVALE DI SAMUGHEO
Il sacrificio de S'Urthu e la danza dei Mamutzones, coperti di pelli di capra, corna grandi su copricapi alti di sughero, sul corpo campanacci, il volto nero di nerofumo.Danzano scomposti intorno a s'Urtzu per metà caprone, per metà uomo e su 'Omadore lo tormenta fino alla suo sacrificio.
LE MASCHERE
Su mamutzone è la maschera del silenzio.Vestita di fustagno nero e coperta di pelli di capra, calza i gambali e cinge gli stinchi di pelle di capra, ha la vita cinta di trinitos e campaneddas e il petto appesantito da due paia di campanacci, in bronzo o in ottone.  Ha il volto annerito dal sughero bruciato e tiene in mano un bastone nodoso e tondeggiante all'estremità.L'elemento che distingue su mamutzone dalle maschere barbaricine è l'acconciatura della testa, munita di un recipiente di sughero, su casiddu o, più raramente, su moju, rivestito all'esterno di lana caprina e coronato all'estremità da affusolate corna bovine o caprine.
S'urtzu, tragica e triste, ha la testa di un capro, indossa un intero vello di caprone nero, porta sul petto pelli di capretto e un cinturone da cui pende un grosso campano. Un tempo, dsi chiamava orcu.
S'urtzu è la bestia, la vittima da soggiogare: un tempo, sotto le pelli, portava pezzi di sughero la cui corteccia consentiva la resistenza alle percosse dategli dal suo guardiano, su'omadore, figura di pastore interamente avvolto in un lungo gabbano nero, dotato di soga e bastone, catena e pungolo per i buoi.Muovendosi e saltellando come un gregge di capre, is mamutzones provocano una cadenza scandita dal cupo tintinnare delle campane e dei campanacci. Le maschere intercalano il loro incedere disordinato incornandosi e mimando il combattimento delle capre in amore.
La tradizione popolare dice che se le capre si incornano il tempo sta per cambiare: la tenzone d'amore si fa allora rito propiziatorio che chiede la pioggia, la finzione diventa invocazione. Può anche succedere che is mamutzones tolgano il copricapo, su casiddu, e lo pongano ciascuno l'uno accanto all'altro, formandovi intorno un cerchio danzante.  Intanto, s'urtzu fa il suo percorso zoppicando, danzando goffamente e, talvolta, avventandosi sugli astanti.Si voltola nelle pozzanghere, si rialza, si scuote e si ributta a terra, muggendo: solo su'omadore può limitarne l'intemperanza, battendolo fino a farlo sanguinare e pungolandolo per farlo ridestare.S'urtzu è grondante e la terra si colora di rosso, ma è solo l'espediente scenico dato da una vescica di sangue e acqua nascosta sotto le vesti, pronta a cedere alla pressione del corpo che cade.
S'urtzu cade ancora, e la torma di mamutzones gli danza intorno esultante, quasi ad eseguire un ballo di invasati.La figura de s'urtzu, come attestano alcuni gocius (canti sacri rimati e cantati), aveva un tempo un carattere sacro e si chiamava Santu Minchilleo, nome curioso che ne indicava sì la sacralità, ma anche la semplicioneria.
Anche nelle maschere di Samugheo sono evidenti le tracce degli antichi culti del Mediterraneo arcaico.In particolare il culto del dio Dioniso. Anzi, secondo la Turchi, il Carnevale sardo tutto è la "commemorazione di Dioniso che ogni anno rinasceva a Primavera come la vegetazione"
Ecco gli elementi principali che conducono a questa interpretazione:La parola "Mamutzone"" ha la stessa radice di alcuni epiteti con i quali veniva chiamato Dioniso.E il comportamento dei Mamutzones è simile a quello dei seguaci di Dioniso, così come viene descritto dalle fonti classiche.
S'Urtzu rappresenta il dio che viene immolato, ha le sembianze di un capro e questo era uno dei modi nei quali, più frequentemente, si manifestava Dioniso.Il sacrificio de s'Urtzu-Dioniso è "cruento": sotto le pelli di capra tiene una vescica piena di sangue e acqua. E quando cade a terra, sotto le percosse de su 'Omadore, la vescica si spacca e la terra si impregna di sangue.Dioniso rinasce dopo una morte sofferta, la terra è nuovamente fertile e prodiga di frutti dopo la "morte invernale", ma solo dopo che il sacrificio cruento si è compiuto.
Sos Mamutzonesinvece rappresentano i seguaci del dio: portano copricapi cornuti mentre s'Urtzu ha il capo interamente coperto dalla testa di un caprone.Imitano il dio, lo adorano, si dimenano scomposti, danzano, cercano di raggiungere l'estasi per farsi possedere dal dio.Il parallelo è con le menadi seguaci di Dioniso. La parola mainades in greco significa "le pazze".
IL CARNEVALE DI OTTANA
I merdules
rappresenta una figura di bovaro rozzo, gobbo e sgraziato, con pelli ovine addosso e con il viso nascosto da una maschera antropomorfa dai lineamenti grotteschi, sa carazza, quasi sempre di pero selvatico, talvolta arricchita da intarsi e colorate fioriture impresse sulla superficie.
I boes  indossano anch'essi pelli di pecora con addosso un pesante tracollo di campanacci: portano sa carazza 'e boe, maschera facciale raffigurante un bove. A questi che sono i protagonisti del carnevale di Ottana si accompagnano altre figure zoomorfe e antropomorfe, da su porcu all'asino, dal cervo a sa filonzana, una filatrice sempre china ad angolo retto, con scialle nero e vestito femminile curiosamente abbinato a gambali di cuoio tipici del pastore. Vi sono, inoltre, sas mascaras serias, eccentriche maschere danzanti ricoperte di stracci, camicie, lenzuola e persino tappeti
LA SCENA
E' un disordinato corteo che riproduce mimeticamente, facendone un evento rituale, apotropaico e totemico, l'azione dell'uomo sulla bestia.
L'aggiogamento come avvenimento naturale, tipico del mondo agreste, si carica di simbologie soprannaturali, quasi demoniache: alla fine la specie umana si confonde con quella animale, a vincere è l'antropobovino, una sorta di bòe muliàche, figura drammatica e ambivalente, consueta nelle credenze profane della tradizione popolare barbaricina.
Il tutto diventa una performance basata sulla complementarità di azione tra merdules e boes.
Il merdule, impertinente e mordace, sostenuto nel suo incedere pesante da un bastone, tiene legato ("insogau") il boe tramiteuna fune.
Il boe, sempre muto, tenta goffamente di limitare le smodatezzee le aggressioni del suo conduttore il quale corona spesso la sua azione scenica coinvolgendo e talvolta travolgendo il pubblico.
Intanto sa filonzana, tenendo in mano una conocchia avvolta da fili di lana grezza (simbolo efficace della fragile vita umana), minaccia continuamente di reciderli, quasi invocando la fine su chi non le offre un bicchiere di vino.
ORIGINE E SIGNIFICATO
L'origine di questa "processione danzata" richiama senz'altro la stessa radice storica e culturale delle altre maschere barbaricine e, probabilmente, i riti apotropaici di alcune antiche civiltà del Mediterraneo.
Le suggestioni evocate e i significati culturali più forti riconducono al ricco patrimonio di credenze sacre e pagane del mondo agreste e pastorale, in particolare al culto del bove, risalente all'età protosarda e presente anche in età romana.
L'uomo, su merdule, aggiogando su boe, è portato inesorabilmente a "si bovare", a delirare e a perdere i suoi connotati umani trasformandosi in animale. Il carnevale ottanese riesuma ogni anno il pericolo di questo capovolgimento, evidenziandone il forte risvolto ironico, quasi a voler esorcizzare il rischio che quanto avviene a carnevale non diventi realtà per chi, come il pastore di Barbagia, ha fatto delle bestie il docile oggetto del proprio lavoro. Il carnevale diventa allora finzione grottesca e insieme drammatica, celebrazione e simbolizzazione, quasi rito di purificazione
Sono molte, in Barbagia, le tradizioni che ci svelano ancora le linee infinite di una cultura secolare. come I sos thurpos, "i ciechi" dal volto annerito  mimano scene di vita agreste e si lanciano sulla folla...





 


 


 



martedì 21 febbraio 2006

Carnevale in Sardegna II parte

I MAMUTHONES DI MAMOIADA
E se vuoi un Carnevale che non ce n'è un altro sulla terra,
vattene a Mamoiada
vedrai l'armento con maschere di legno,
l'armento muto e prigioniero,
i vecchi vinti, i giovani vincitori:
un carnevale triste, un carnevale delle ceneri:
storia e misura di ogni giorno,
gioia condita con un po' di fiele e aceto, miele amaro.
Salvatore Cambosu Immagine1



LA MASCHERA 


I Mamuthones
ombre silenti, misteriosi personaggi, i mamuthones nascondono la loro sembianza dietro la maschera, sa bisera.Sa bisera è nera, di legno - si usa quello di pero selvatico (ma oggi anche quello d'ontano) - con naso, mento e zigomi fortemente pronunciati e con due fori per occhi e bocca, rammatica e grottesca, priva di qualsiasi carattere antropomorfo, è immagine di silenzio e impassibilità.La testa è coperta da un fazzoletto marrone annodato sotto il mento. Su pelli nere di pecora che nascondono il consueto abito di velluto marrone, i mamuthones portano sa garriga, un sonoro groppo di campanacci (su ferru), trenta chili di strepito che neutralizzano il silenzio dei volti.Davanti, poi, un grappolo di campane, tenute insieme da cinghie di cuoio. 
Gli Issohadores
accompagnano i mamuthones, indossano un giubbetto di panno rosso, abbracciato trasversalmente da una cintura con bubboli di bronzo e ottone.Portano calzoni di tela bianchi (un tempo in velluto scuro), un variopinto scialletto sfrangiato sui fianchi, una berritta tenuta legata da un fazzoletto annodato sul viso.Gli issohadores portano in mano sa soha, una fune di giunco.Alcuni (quelli che si affidano a una particolare interpretazione dell'esibizione) hanno il viso coperto da un'austera maschera bianca.
LA SCENA
I Mamuthones si muovono solitamente a gruppi di dodici, procedono appaiati e balzano grevemente, facendo risuonare i loro campanacci con impeccabile sincronia. E'una "processione danzata", un incedere ritmico distinto in balzi singoli che si chiudono regolarmente con una triplicazione del balzo stesso.La ripetitività dei suoni e la linearità del corteo non è distratta nemmeno dagli agili movimenti degli issohadores, in genere non più di otto.S' issohadore fa volteggiare sa soha, (fune di giunco) e la lancia verso il pubblico: trovarsi improvvisamente imbrigliati è, come tradizione vuole, segno di buon auspicio.i mamuthones e issohadores fanno la loro prima uscita il 17 di Gennaio, festa di Sant'Antonio abate.I fuochi accesi in ogni rione del paese intercalano la "processione danzata", dando occasione a maschere e astanti di rifocillarsi con vino e dolci. E' davvero suggestivo intravedere la danza dei mamuthones oltre la tremolante pellicola del calore delle braci.
ORIGINE E SIGNIFICATO
le maschere dei mamuthones e degli issohadores si prestano senz'altro a più di una interpretazione.
Si può pensare che la loro esibizione celebri la vittoria dei pastori di Barbagia (gli issohadores) sugli invasori saraceni fatti prigionieri e condotti in corteo (i mamuthones). Oppure vi si può leggere "un rito totemico di assoggettamento del bue", o una processione rituale fatta dai nuragici in onore di qualche nume agricolo e pastorale.I mamuthones, dunque, come una torma di buoi ammansiti dagli issohadores loro mandriani o, ancora, i mamuthones come uomini imbovati, pastori che si immedesimano nel bove coprendo il volto con una maschera che ne riproduce le fattezze, come segno di venerazione quasi mistica per un animale così utile e prezioso per l'uomo.
Altre autorevoli interpretazioni hanno visto nella mascherata la rappresentazione della pratica mitica del geronticidio (l'uccisione del vecchio), altre ancora vedono nella maschera del mamuthone l'effige di un qualche spirito demoniaco o sarebbero da mettere in relazione con ancestrali riti di fertilità, riconducibili a culti dionisiaci diffusi in tutto il Mediterraneo.
CURIOSITÀ
Maschere simili ai mamuthones di Mamoiada (così come i boes di Ottana, i mamutzones di Samugheo e altri) si ritrovano anche in altre zone d'Europa, soprattutto nelle comunità agricole e pastorali dell'Europa mediterranea:
le maschere dei geros, nell'isola greca di Skyros
i kalogeroi di Viza, in Tracia
gli Zvoncari dell'Istria
alcune maschere slovene
Tutte ricorrono all'uso di pelli di pecora e campanacci.
Anche alcune comunità delle Alpi e dei Pirenei annoverano misteriose maschere zoomorfe e antropomorfe simili a quelle sarde.



Immagine2


altre foto e notizie QUI e QUI



Cari amici vi stò proponendo ciò perchè non è il solito carnevale di carri allegorici che sfilano anche qui ma, un carnevale diverso fatto di tradizioni antiche e riti, vi confesso che queste maschere fanno paura anche a me nonostante ne apprezzi il lavoro e la fatica che vi è dietro, ma mi affascina sopratutto il mistero che vi è dietro queste tradizioni, un abbraccio Lia


domenica 19 febbraio 2006

Carnevale in.......Sardegna 1parte

       



Oristano: La Sartiglia
Il nome è derivato dallo spagnolo Sortija che vuol dire "anello", è preposto come capo il Componidore dallo spagnolo Componedor che era il Capo, l'arbitro, della Sortija.
ORIGINE E SIGNIFICATO
antichi riti di fertilità, gare equestri medioevali con influenze spagnole, Il numero di stelle infilzate dai cavalieri e dal capocorsa determinano il buono o cattivo auspicio per l'annata agraria.
LA MASCHERA
chi è? un uomo, un dio, un demone.É ermafrodito,il volto è impenetrabile, tiene in mano un fantoccio di fiori e benedice, Correndo sdraiato sulla groppa del cavallo, quando la corsa volge al termine, rinfodera la spada, si stacca dal gruppo dei cavalieri cinge lo scettro fiorito e, tra gli applausi e le urla di saluto della variopinta folla, percorre a passo la lizza, segnando croci a destra e a manca sulla folla plaudente.uno squillo di tromba squarcia l'aria e rullano i tamburi, altri squilli fanno eco lontano. La folla ammutolisce. è il momento più solenne della corsa. Il Componidore sprona e il destriero parte, ventre a terra; s'odono solo i suoi zoccoli battere frenetici sulla lizza accompagnati dal tintinnio argentino della sonagliera. Vien la pelle d'oca; il Componidore è lungo riverso sulla groppa del cavallo, come un morto, simboleggiando il Carnevale morente. Col suo scettro di viole segna l'aria di ampie croci sulla folla: è l'addio."
INIZIA LA FESTA
il ruolo dei gremi. La vestizione rituale de su componidori: un vestito complesso ricco di simboli poco decifrabili, figura dionisiaca con il volto coperto da una maschera bianca, androgina, e vestita con costumi antichi. applaudito e osannato dalla folla come fosse una divinità, non può scendere da cavallo per l'intera giornata.  
LA SCENA
su componidori apre la corsa. Poi si gareggia e le spade infilano la stella. Infine le pariglie: cavalli lanciati al galoppo sfrenato e incredibili acrobazie in sella.



        


         altre foto e notizie QUI


 Felice inizio Settimana un abbraccio nell'allegria del periodo con affetto Lia
 

venerdì 17 febbraio 2006

Felice W E Amici

               


 Amico mio, tu e io rimarremo estranei alla vita,
e l'uno all'altro, e ognuno a se stesso,
Fino al giorno in cui tu parlerai e io ascolterò,
ritenendo che la tua voce sia la mia voce;
e quando starò zitto dinanzi a te
Pensando di star ritto dinanzi a uno specchio.
~ Kahlil Gibran


LO SPECCHIO E' QUESTO MONITOR DOVE MI SI RIFLETTONO TUTTI I VOSTRI VOLTI, E LA FELICITA' E'.... CHE RIESCO A  GUARDARE ANCHE DIETRO  SCOPRENDOCI LA VOSTRA ANIMA LE VOSTRE EMOZIONI E IL VOSTRO CUORE.


UN ABBRACCIO CON AFFETTO LIA

giovedì 16 febbraio 2006

Sogni d'oro

             Appoggero' il mio cuore tra le ali di un sogno affinche' arrivi


         a Voi con tutto il mio affetto


         

mercoledì 15 febbraio 2006

MATTINO DI GIOIA E... SOLE!


Che dolcezza infantile


nella mattinata tranquilla!


C'è il sole tra le foglie gialle


e i ragni tendono fra i rami


le loro strade di seta.


(F. G. Lorca)


UN RAGGIO DI SOLE PER LA VOSTRA GIORNATA CON AFFETTO LIA

lunedì 13 febbraio 2006

Felice Inizio Settimana



Vorrei scrivere dei versi, Vorrei essere un poeta,
Vorrei parlare d'Amicizia , Vorrei parlare di Amici,
ma oggi no.... oggi parlerò col cuore come ho sempre fatto,
senza rime,  senza far rivivere poeti, senza niente...... solo parole,
parole di una che crede in certi valori, che crede ancora nelle persone, una che ancora oggi nonostante i pugni in faccia non si arrende e combatte per ciò in cui crede, e credo fermamente negli Amici e nell'Amicizia, si ne ho parlato tante volte, ne ho scritto  con parole mie e usato quelle altrui, internet e virtuale........ questo strano mondo che ci permette di essere vicini seppur lontani, questo mondo che accumuna tanti cuori, alcuni hanno un nome altri un nick, qualcuno ha un volto.... altri hanno anche una voce ma........ per me sono tutte persone non numeri, sono anime che mi lasciano un sorriso o...a cui lascio un sorriso o una parola, qualcuno mi ha domandato se ci credo veramente in questo mondo, si certo che ci credo.... ci credo a tal punto che..... mi sono spinta fino alla città eterna per incontrare un'Amica che da quasi un'anno non era più un nick non era più solo un volto in avatar o una voce per via Meucci, no era un cuore che batte, una persona reale a cui spesso mandavo un'abbraccio, quell'abbraccio che stavolta sono riuscita a darle di persona con tanta emozione e commozione, l'avevammo sognato tante volte di incontrarci poi una telefonata nata sullo scherzo: incontriamoci a Roma! è tutto è divenuto realtà, manco il tempo di pensarci che ero già su un aereo che mi portava da lei, 45 minuti di viaggio in cui mi sono balenati  tanti pensieri e tanti se, se la realtà fosse diversa? Se poi conoscendondoci scopriamo di non aver niente in comune e finisse l'amicizia?  Se...... Se?  Se non fossi andata non avrei scoperto la meravigliosa realtà di cui parlo sempre immaginando di voi, quella realtà che mi ha permesso di confermare tutto quello in cui credo, tre giorni meravigliosi a raccontarci una vita,  e una sorpresa, la sorpresa che lei aveva dato appuntamento ad un'altro cuore che io non conoscevo, un'altro cuore che batte dietro un monitor e che scopro  nata nella mia stessa città con tante conoscenze comuni, un cuore che probabilmente mi è passato affinco migliaia di volte nella realtà ma che solo questo magico mondo virtuale mi ha permesso di conoscere, GRAZIE AMICA MIA di avermi dato quest'occasione! Non smettiamo mai di credere nei sogni perchè si avverano solo se ci crediamo fino in fondo.
GRAZIE  anche a voi Amici miei  di tutte le vostre affettuose parole e di essermi stati vicino anche mentro ero via, di avermi augurato giorni felici che sono volati come un batter d'ali e ancora non mi rendo conto ma.... mi sembra di essermi appena svegliata da un lungo sogno felice che mi ha lasciato un sorriso sulle labbra, ricordi che non scorderò, risate sotto un cielo terso a passaggiare in una magica città che già conoscevo ma che ora mi è ancor più cara, stessi pensieri, stesse sensazioni stesse......... insomma l'altra metà delle mie ali!
Felice inizio settimana a tutti voi, il mio è iniziato in una meravigliosa realtà, ritrornare e.... ritrovare tutti voi.
                                        con infinito affetto Lia


martedì 7 febbraio 2006

IL VOLO D'ALIANTE

ilvolo


QUESTA NON E'  LA MIA FOTO,  NO NO NO


E NON E' NEMMENO UNO DEI MIEI SCARABOCCHI SIMPATICI


NO QUESTO E' UN DONO CHE MI HA FATTO UN'AMICO


UN AMICO CHE VOLA CON UN CUORE D'ALIANTE


E CHE PENSA CHE BASTA:


CHIUDERE GLI OCCHI...... APRIRE LE BRACCIA.... E LASCIARSI ANDARE


PER TROVARE LA SOTTILE LINEA DI CONFINE TRA IL CADERE E........ VOLARE!

domenica 5 febbraio 2006

Felice Inizio Settimana

fog


"C'è un luogo dove la pace della natura
Filtra in noi come la luce del sole tra gli alberi
Dove i venti ci comunicano la loro forza
e gli affanni si staccano da noi come le foglie.
Non è difficile arrivarci:
basta guardarsi dentro...
... e avere un cuore pulito."


Romano Battaglia


      Vi Auguro una felice Settimana senza affanni e con tanta luce che vi arrivi fino al cuore, Con Affetto Lia

mercoledì 1 febbraio 2006

Grazie Giuseppe


                                                   


                                                                       Giuseppe Iannozzi